Cyberbullismo e bullismo: l’imputabilità dei minori

Ho conosciuto l’avvocato Patrizia D’Arcangelo tramite la rete e per la precisione in seguito ad una sua risposta su un mio post (questo) in un gruppo di Facebook che molto ironicamente si chiama Socialgnock, di cui entrambe facciamo parte. E' proprio il caso di dirlo che a volte la Rete ci mette in contatto con persone straordinarie.
Nel mio progetto sulla sicurezza Internet "Il lato oscuro del web", mi occupo degli aspetti strumentali legati al web e vengo affiancata da esperti per gli aspetti relazionali.
Patrizia si occupa di bullismo e cyberbullismo dal punto di vista legale e questo mi ha "spinta" a chiederle l'intervista che troverete di seguito.

Patrizia D'Arcangelo è esperta in diritto di famiglia e tutela delle persone e dei minori, è socia dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani e collabora con la rivista giuridica "Questioni di Diritto di Famiglia" (Maggioli Editore).
E' anche la titolare di uno studio legale, fondatrice della prima associazione interamente telematica nata in Italia: iusit.net ed è componente dell‘Associazione Provinciale Forense di Bergamo.
Il suo sito potrete trovarlo qui 
Buona lettura!
Katia D'Orta

1) Ciao Patrizia,  presentati, parlaci di te e dei tuoi interventi nelle scuole.

Mi chiamo Patrizia D’Arcangelo e sono un avvocato di Bergamo, esperta in diritto di famiglia e tematiche minorili, nonché mediatore familiare e sociale. Da diversi anni promuovo interventi di prevenzione e di contrasto al bullismo ed al cyberbullismo, sensibilizzando studenti, scuole, professionisti e cittadini contro gli atti illeciti che vengono commessi all’interno delle mura scolastiche e nel web e che, per l’appunto, prendono il nome di bullismo e di cyberbullismo. Quello che mi preme far comprendere nel corso dei miei interventi nelle varie scuole è che gli atti di bullismo non sono normali scherzi tra giovani. Sono, infatti, degli atti illeciti sanzionati sia penalmente, sia civilmente.
Nel corso degli incontri con ragazzi e ragazze tra i 13 e 17 anni d’età, in qualità di avvocato, faccio comprendere quali siano le responsabilità penali e civili derivanti dagli atti di bullismo. Molto spesso gli studenti da me incontrati sono del tutto ignari della gravità dei loro comportamenti aggressivi ed ignorano soprattutto il fatto che la legge preveda delle sanzioni pesanti a carico dei loro autori.

2) Che cosa s’intende per bullismo?

Con il termine bullismo intendiamo dei veri e propri atti persecutori ricorrenti e ripetuti nel tempo nei confronti di soggetti che non sono in grado di difendersi e che subiscono pertanto l’abuso di potere del bullo o dei bulli. Gli atti di bullismo vengono perpetrati nei luoghi frequentati dai giovani quali scuole, oratori e piazze. Si tratta di atti che possono essere diretti (come spintonate, percosse, sputi) oppure indiretti (come l’esclusione di una persona dal gruppo, dai rapporti sociali, la diffusione di falsità e di calunnie, prese in giro pesanti, canzonette inventate sul momento). Nel corso degli ultimi anni ha preso strada anche una forma di bullismo che viene attuato attraverso il web e che prende il nome di cyberbullismo.

3) C’è differenza tra il bullismo maschile e quello femminile?

Comunemente si ritiene che il bullismo maschile sia soprattutto di tipo diretto (percosse, spintonate, insulti), mentre quello femminile sia prettamente psicologico e si realizzi quindi attraverso pettegolezzi, sotterfugi ed insinuazioni che tendono ad escludere la vittima dal resto del gruppo. Tuttavia, i recenti fatti di cronaca ci mostrano come ormai anche tra le ragazze si stia diffondendo un bullismo di tipo diretto.

4) Quali sono i reati che si vanno a configurare con gli atti di bullismo?

I reati perpetrati dal bullo sono diversi. I più comuni sono certamente l’ingiuria, la diffamazione, le percosse e le lesioni più o meno gravi. In alcuni casi gli atti di bullismo arrivano addirittura ad integrare il reato di stalking o di cyberstalking, ovvero delle molestie perpetrate attraverso le moderne tecnologie informatiche, soprattutto attraverso i social network. Infine, un reato frequentemente commesso dal bullo è quello della sostituzione di persona: tale reato, ad esempio, si consuma ogni qualvolta si crei ed utilizzi un account di posta elettronica o di Facebook, attribuendosi falsamente le generalità di un altro soggetto, inducendo in errore gli utenti della rete internet e con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese.

5) Il minorenne è imputabile?

Bisogna fare un’importante distinzione. Il bullo infraquattordicenne (cioè minore degli anni 14) non è mai imputabile (tutt’al più, se viene ritenuto socialmente pericoloso, si possono applicare nei suoi confronti delle misure di sicurezza quali la libertà vigilata ed il ricovero in riformatorio). Il minore che abbia già compiuto i 14 anni è invece imputabile qualora venga provata la sua capacità d’intendere e di volere (tale accertamento è di competenza del Giudice che si avvale di consulenti professionali).

6) Quali sono le responsabilità che ricadono sui genitori dei minorenni? E se i genitori sono separati?

I genitori sono civilmente responsabili degli atti illeciti compiuti dai propri figli minorenni. Il fatto che gli atti di bullismo avvengano soprattutto a scuola, lontano dalle mura domestiche, non esclude la loro responsabilità. E’ una responsabilità che trae origine dall’art. 2048 del codice civile, è la c.d. culpa in educando: il genitore, per liberarsi di tale responsabilità, dovrà fornire la prova positiva di aver impartito al minore una buona educazione, in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e alla indole del minore. La giurisprudenza ritiene anche in caso di separazione siano responsabili entrambi i genitori. E’ pertanto responsabile anche il genitore che non coabiti con il minore bullo, soprattutto quando si tratti di colpa per carenza di educazione ed egli abbia intrattenuto rapporti costanti con il figlio.

7) Cosa può fare ognuno di noi per fare prevenzione?

Riconoscere il bullismo non è sempre facile; da parte di noi adulti è quindi importante che vi sia un’attenta osservazione ed un ascolto attivo dei ragazzi. Altresì è importante che genitori ed insegnanti instaurino un dialogo continuativo tra di loro e che non sottovalutino alcuni comportamenti dei ragazzi. E’ importante che i ragazzi si sentano capiti dagli adulti e siano quindi spronati a raccontare episodi di bullismo di cui siano stati vittime o a cui abbiano comunque assistito. I ragazzi devono sapere che non si devono vergognare e che non devono aver paura di confidarsi. Trovo imprescindibile che la Scuola si attivi compiendo interventi mirati sugli alunni, creando percorsi di educazione alla legalità e di mediazione scolastica volti a responsabilizzare gli stessi e che consentano loro di immedesimarsi negli altri, pur mantenendo la propria identità come identità separata. Alcune scuole hanno avviato con successo delle campagne antibullismo, ovvero degli incontri con professionisti come avvocati

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