18Mag/16

Il rapporto genitori-figli tra realtà, finzione e nuovi media

Il 20 maggio avrà luogo a Torre Pellice alla Galleria Scroppo la presentazione del lungo percorso di realizzazione del video “Genitori e figli cercasi”, prodotto dall’Associazione Genitori Valpellice in collaborazione con genitori, ragazzi e docenti dell’IC Rodari di Torre Pellice, con il Gruppo Teatro della Chiesa Valdese di Luserna San Giovanni e con altri soggetti, per la regia del prof. Sergio Brero.

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13Mag/16
Latoscurodelweb - incontro di educazione digitale ad orbassano il 16 maggio 2016

16 maggio 2016: Incontro di educazione digitale ad Orbassano

Lunedì 16 maggio 2016 alle ore 17.30 avrò il piacere di partecipare all’incontro di educazione digitale “Le truffe on-line e la disinformazione” che si terrà presso il Teatro Sandro Pertini – via dei Mulini 1 ad Orbassano(TO).

L’incontro promosso dal progetto “Il lato oscuro del web” e a cura della web agency Tre W ha il patrocinio del Comune di Orbassano.

Un appuntamento per parlare di sicurezza informatica e per fornire alla cittadinanza consigli utili per un uso consapevole della rete.

Sul palco insieme a me ci sarà la psicologa Elisabetta Carnero, la social media manager Stefania Dibitonto e il vicesindaco e Assessore alla Cultura, Giovani e Sport della Città di Orbassano Stefania Mana.

L’incontro sarà inoltre trasmesso in diretta su radioagorà21.com

Questa la locandina dell’evento!

Vi aspetto!
Katia

09Mag/16

FUTURA-MENTE: insegnanti, alunni e genitori al lavoro insieme

 Siamo lieti di comunicarvi che il nostro progetto comincia la sua collaborazione con FUTURA-MENTE, un gruppo extrascolastico formato da insegnanti, alunni e genitori, insieme per conoscere meglio il mondo digitale e comunicare in modo più consapevole.
FUTURA-MENTE si pone come obiettivo la promozione di una cultura dell'immagine e dei nuovi media e si è formato nel novembre 2014 su iniziativa del prof. Sergio Brero e della prof.ssa Susanna Raffone  presso l'Istituto Comprensivo “G. Rodari” di Torre Pellice ed è costituito da docenti, alunni e genitori.
Un benvenuto e un grazie!
Katia D'Orta 

FUTURA-MENTE: insegnanti, alunni e genitori al lavoro insieme per conoscere meglio il mondo digitale e comunicare in modo più consapevole.

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18Apr/16
identità digitali

L’identità sul web: rischi e potenzialità

Agli inizi del web la norma era quella dell’anonimato. Nickname ideati ad arte per forum o i primi blog. La presenza in rete era legata a ciò che si voleva portare, far trasparire di noi e non sempre era legata a ciò che si era nella realtà di tutti i giorni offline.

Con l’avvento dei social invece il gap tra identità virtuale e identità reale si è sempre più assottigliato, anche per le regole di trasparenza adottate dai social.

Quindi perfetto, non c’è più differenza, siamo sempre noi, direte.

E invece no.

“L’utilizzo della rete e delle varie applicazioni è in grado di determinare un ampliamento ed una errata percezione dei confini del Sé. Presi nel vortice dei rapporti sociali, dividiamo disperatamente la nostra limitata attenzione, concedendo frammenti della nostra coscienza a ogni cosa o persona che richieda il nostro tempo. Nel farlo, rischiamo di perderci pian piano nella rete labirintica di connessioni mutevoli e temporanee in cui siamo sempre più integrati. Gergen scrive: “Questa frammentazione della percezione di sé corrisponde a una molteplicità di relazioni incoerenti e fra loro sconnesse. Queste relazioni ci spingono in una miriade di direzioni, invitandoci a interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé autentico, dotato di caratteristiche conoscibili. Il sé completamente saturato diventa un non sé.”[1]

Perché la nostra identità può assumere diverse declinazioni anche nel reale, pensiamo ai diversi ruoli che assumiamo nella vita. Al lavoro non siamo come in famiglia ad esempio. Siamo sempre noi, certo, perché il nucleo della nostra identità non cambia, ma cambiano i modi di presentarla.

E se questo accade nel reale, dove però la nostra persona è testimonianza della nostra unicità, accadrà anche nel virtuale, dove lo scollamento è più a rischio.

Sul web la maggior parte di noi si maschera mostrando solo quello che vuole mostrare di sé, e spesso sono le caratteristiche migliori. Ma c’è chi trova nel virtuale una possibilità in più: travisare sé stesso. E ciò accade non solo coi profili palesemente fake che nascondono del tutto il collegamento con il noi reale, ma anche, in modo più sottile, presentandoci con caratteristiche che non possediamo.

Facendo così possiamo fare dei danni ad altre persone che si affidano a ciò che mostriamo. Nasconde però, per noi stessi, rischi e potenzialità.

Il rischio è quello dello scollamento tra virtuale e reale, vivendo due identità parallele. Le potenzialità stanno nel poter sperimentare nel web parti di noi che non osiamo mostrare nel reale, testarle e acquisirne la padronanza per poterle portare nel reale. Parimenti è possibile scoprire parti nostre, competenze, capacità inesplorate nel reale e qui poi traghettate.

Come sempre quando si parla di virtuale non è possibile identificare bene e male, perché non sono categorie intrinseche del virtuale ma di come noi lo usiamo e lo tariamo sulla nostra individualità.

Un fattore non eludibile che però manterrà sempre il gap è l’assenza della fisicità, della comunicazione non verbale, che spesso ci fa percepire l’altro in modo distorto, lontano. E ci permettiamo cose, pensieri, modalità che nel vis à vis non faremmo perché le norme sociali introiettate ci limiterebbero.

A questo proposito,gli autori (Tosoni, 2004; Turkle, 1996) sottolineano il concetto di de-individuazione: il fatto che in rete esista l’anonimato o comunque la non-visibilità tra sé stessi e gli altri utenti permette di sentire in misura minore il peso delle norme sociali e del giudizio dell’altro. In tal modo, l’utente si sente maggiormente libero di potersi esprimere secondo i propri desideri e secondo le proprie tendenze, che in questo contesto non risentono del filtro della relazione vis-a-vis che ne potrebbe limitare la rappresentazione spontanea. Di conseguenza, l’identità nella rete può essere vista,secondo Tosoni (2004), come un foglio bianco, dove l’anonimato e la non visibilità consentono di staccarsi dal proprio corpo e dalla propria storia e permettono di scegliere il modo di presentarsi in base anche agli obiettivi che ci si pone nelmomento in cui si decide di accedere al portale. Per dirla come la Turkle (1996),diventa così possibile essere “ciò che si è e ciò che si vuole essere”[2]

Questo per un adulto è spesso, un meccanismo abbastanza gestibile e che non crea per i più grossi danni. Se rimane il gap tra le due declinazioni dell’identità, spesso non dà il via a scissioni patologiche e rimane una parte di sé ideale che sappiamo tale.

Ma con gli adolescenti il discorso è diverso. Nell’adolescenza l’identità personale non è strutturata come negli adulti ma è in via di definizione. E’ labile. E qui sì il rischio di perdersi è possibile.

Parlando con i ragazzi, negli incontri che ho fatto nelle scuole, emergeva in un primo tempo che per loro virtuale e reale non si differenziano. Ma analizzando il loro modo di stare sul web (spesso nei giochi di ruolo ma anche sui social) essi stessi hanno ammesso stupiti di come non sempre si declinano in modo similare al loro essere nella  realtà.

I loro avatar sono spesso rappresentazioni ideali di sé, le possibilità immaginali e realizzative date dal mondo virtuale dà spazio a potenzialità e desideri di successo che nella vita di tutti i giorni, se non impossibili, richiedono molto più tempo per realizzarsi.

“Nei videogiochi puoi morire più volte!”, “Tutto è possibile”, “Puoi conquistare chi vuoi”, “Hai successo”. Queste alcune affermazioni che ho sentito da loro. Questo senso di onnipotenza, di potere, potrebbe essere un elemento di rischio su una identità in evoluzione. Allo stesso modo, uno può avere molto seguito sui social e non essere così “seguito” nel reale. Perché il comportamento online influenza comunque quello offline, nel bene o nel male.[3]

Questo non vuol dire impedire ai ragazzi di giocare o stare sui social ovviamente, ma non smettere di criticizzare il loro uso del web. Perché se da un lato è vero che ci sono nati, lo maneggiano meglio di noi, spesso sono dei pesci che sanno nuotare ma non sanno che l’elemento in cui nuotano è l’acqua, finché qualcuno non glielo fa notare.

Spesso però i genitori non sono abbastanza educati al digitale per poter cogliere un pericolo. Magari non farebbero uscire i figli di notte con degli sconosciuti, ma non hanno idea di cosa e chi incontrano sul web.

Si deve instaurare una collaborazione tra competenze: loro l’esperienza nativa e l’adulto lo sguardo esterno. Entrambi possono insegnare, entrambi devono ascoltare, entrambi devono conoscere e imparare.

Per non perdersi.

[1] Marcucci M., Lavenia G. “Realtà virtuali e identità soggettiva – Nuovi mondi e psicopatologia del Sé

[2] Bedini, E., “Le identità virtuali. Quello che la sistemica dice e quello che non dice

[3] Confalonieri, L. “Identità virtuali influenzano il nostro comportamento nel mondo reale”, State of Mind, 2014

16Apr/16

Si fa presto a dire…dipendenza!

Ospitiamo su questo blog un articolo della Psicologa Sonia Bertinat.
Ho conosciuto Sonia prima in rete e solo successivamente di persona. Lo dico per testimoniare ancora una volta la bontà di questo strumento che è il web!
Il suo articolo ci parla di dipendenze…ma non vi svelo ulteriori dettagli perché voglio che leggiate con attenzione l’articolo.
Buona lettura
Katia D’Orta

Quando si parla di giovani e tecnologie la tendenza dell’occhio adulto è sempre quella di vederci l’eccesso ovvero l’eccessivo assorbimento dal mezzo tecnologico (computer, smartphone, console) o dall’attività (gioco, social, chat).

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