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Il Sexting: una ricerca sul fenomeno, dal punto di vista degli adolescenti

Internet rappresenta, nel mondo di oggi, uno strumento imprescindibile per i giovani (e non solo), dal punto di vista formativo, informativo, didattico, interattivo e relazionale. Il web 2.0, con le multiple possibilità di caricamento, download e sharing di immagini e video, in particolare attraverso i social network, costituisce senza dubbio una grande risorsa per i processi di apprendimento, socializzazione e costruzione del Sé e dell’identità.

L’ubiquità di internet pone tuttavia una serie di questioni relative ai rischi che i giovani possono incontrare sul web, il quale non di rado è terreno fertile per nuovi tipi di abuso, violenza e di sfruttamento minorile.

Negli ultimi anni è notevolmente aumentato l’interesse delle istituzioni e dell’opinione pubblica sul fenomeno del sexting, spesso al centro di dibattiti pubblici ed accademici.

Il sexting è comunemente come “lo scambio di messaggi o immagini a sfondo sessuale” e il “creare, condividere, inoltrare immagini di nudo o semi-nudo” attraverso telefoni cellulari e/o internet.

Il tema del sexting e del rapporto fra minori e nuove tecnologie porta inevitabilmente a valutare i rischi e pericoli connessi alla digitalizzazione, innescando spesso reazioni a catena di preoccupazione ed allarmismo. La scuola ha dovuto via via interfacciarsi con questo fenomeno e così anche i genitori, i servizi all’infanzia, gli operatori.Anche dal punto di vista normativo, si è cercato di capire come intervenire in caso di situazioni che vanno dalla creazione alla diffusione di materiale sessuale relativo a minorenni, con soluzioni che vanno da un tipo di giustizia più mite all’adozione di un’ottica più estremista

La ricerca condotta dalla Dott.ssa Francesca Scandroglio, in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni e l’Università La Sapienza di Roma è infatti volta ad indagare pensieri, sentimenti, paure e opinioni di ragazzi dai 14 ai 17 anni in relazione a questo fenomeno.

Ecco cosa è emerso.

La maggior parte dei ragazzi intervistati dichiara di conoscere il fenomeno, definendolo come parte costante della vita di molti conoscenti. Infatti, un consistente 64% lo ritiene un fenomeno particolarmente diffuso tra i coetanei.

Il 26% confessa di essersi pentito almeno una volta di qualcosa che ha inviato.

Tuttavia, la maggior parte dei ragazzi è incerto quando si trova a dover definire il nome del fenomeno. Quasi la metà dei ragazzi (45%) pensa che il termine sia “sexmex” (in realtà inventato) e solo il 34% dà la definizione appropriata di “sexting”.

Perché i ragazzi fanno sexting?

A questa domanda, il 68% degli intervistati risponde “per fare colpo” e il 59% ammette che “dietro allo schermo è più facile vincere la timidezza”.

Il sexting potrebbe così essere visto come un problema da inquadrare all’interno di una dimensione sociale e interpersonale incerta, tipica della condizione adolescenziale, caratterizzata dalla scoperta delle relazioni sessuali, in cui dietro la sperimentazione e la trasgressione si nascondono timore e timidezza.

Non sempre l’Altro è una persona fidata e nelle cerchie più strette, visto che il 21% vede il sexting come lo strumento per “entrare in intimità con persone nuove”.Questo dato va interpretato alla luce dl fatto che il sexting non sempre vede coinvolti due minorenni, poiché in alcuni casi dietro lo schermo dello smartphone o del computer si nasconde un estraneo adulto. Difatti, nel web i pedofili hanno molte possibilità di entrare in contatto con i bambini, attraverso svariati mezzi, quali le chat rooms, i social networks, i giochi online ecc.

Quanto i giovani comprendono il rischio che il sexting sfoci in un reato punibile dalla legge?

Dalle risposte dei ragazzi del campione si evince una certa consapevolezza del fatto che l’azione di diffusione di foto e video eroticidi coetanei costituisca un reato vero e proprio. Lo afferma il 98% dei ragazzi, portandolo anche come argomento di discussione in classe dopo aver terminato il questionario, consci sia del fatto che il problema includa sia il tema della violazione della privacy, sia la minore età della persona coinvolta.

Tuttavia, il 71% dei ragazzi afferma che l’atto di salvare questi contenuti, senza il consenso della vittima, non ha commesso un reato.

I giovani fanno quindi confusione fra diffusione e detenzione di materiale pedopornografico (reato di pornografia minorile – art. 600-tere reato di detenzione di materiale pedopornografico – art. 600-quater) ehanno poche certezze sullo scenario penale che si prospetta per chi ha diffuso la foto per chi la salva e la condivide.

A chi chiedono aiuto?

I ragazzi tendono a rivolgersi prima di tutto agli amici (54%), probabilmente visti come fidati confidenti e non giudicanti.In generale, in adolescenza, il gruppo dei pari offre un supporto emotivo ed affettivo in periodo di transizione, volto alla formazione di un senso d’identità autonoma da quella dei genitori. Gli amici aiutano ad affrontare ansia, paure, conflitti interni ed esterni.

Alla luce di queste evidenze, viene da chiedersi: come possiamo proteggere i ragazzi dai rischi della rete, assicurando la maggior tutela possibile di bambini e adolescenti online?

L’unica vera soluzione per incidere sul fenomeno pare essere quella di implementare vere azioni di prevenzione coinvolgendo genitori, familiari, insegnanti, professionisti dell’infanzia, con lo scopo di creare una rete di sensibilizzazione al problema e di educazione a un buon uso della rete.

E’ dunque fondamentale adottare un atteggiamento di apertura e comprensione, immergersi in un clima di ascolto e dialogo, educando il minorenne a valutare rischi, pericoli ma anche, e soprattutto, opportunità della rete  e promuovendo le buone prassi sull’uso di internet e delle nuove tecnologie.

Evitiamo quindi la “patologizzazione” di ogni tipo di rapporto fra i giovani e internet. I bambini e gli adolescenti hanno bisogno di internet, ma di un internet di qualità, che regali loro competenze e strumenti per crescere e maturare in sicurezza.

Gli smartphone, le App di messaggistica e in generale le nuove tecnologie possono essere usati per causare un danno ma, allo stesso tempo, costituiscono una grande opportunità, se si riesce nel tentativo di calibrare la protezione della privacy e la libertà di espressione del minore.

E voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

About Francesca Scandroglio

Dott.ssa Francesca Scandroglio Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Esperienza clinica e forense acquisita in UK e Stati Uniti, impegnata nella pratica quotidiana sul fronte dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. scandroglio.francesca@gmail.com

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