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La comunicazione

Cosa significa il termine comunicazione? Su cosa si basa e in quale percentuale?

Forse vi chiederete quanta attinenza abbia questo argomento in questo contesto relativo alle nuove tecnologie. La mia opinione in merito è che sia fondamentale sul web, proprio come nella vita di tutti i giorni essere consapevole dell’importanza e dei molteplici aspetti della comunicazione, soprattutto oggi in cui i canali e le modalità comunicative hanno subito sostanziali ampliamenti e trasformazioni. Proprio nell’ambito dei corsi di educazione digitale sottolineiamo sempre l’importanza di postare commenti con attenzione, perché ciò che si scrive, ancora più di ciò che si dice, resta. I corsi di educazione digitale sono diventati corsi di educazione alle relazioni digitali in cui si dà ampio spazio agli aspetti comunicativi e alle regole da rispettare, che come sempre non sono negoziabili.

La parola “comunicazione” deriva dal termine latino “comunicatio” e a sua volta dal verbo “comunicare” che significa mettere in comune qualcosa, passare qualcosa da uno all’altro, unire in comunità, agire.

Consapevole delle proprie responsabilità e forte del proprio ruolo, la comunicazione è un’espressione sociale, un mettere un valore al servizio di qualcuno o qualcosa fuori da sé: non basta pronunciare, scrivere o disegnare per comunicare; la comunicazione avviene quando arriva, quando l’espressione è compresa e diventa patrimonio comune per la costruzione di una discussione, di un sapere, di una cultura.

L’ articolazione del processo comunicativo prevede 6 elementi:

l’emittente, o fonte di trasmissione, è il soggetto da cui la comunicazione viene prodotta.

il messaggio è rappresentato dai contenuti e significati che l’emittente vuole trasmettere al destinatario

il canale è il mezzo che viene utilizzato per la trasmissione del messaggio (giornali, radio, televisione, voce…)

il codice è l’insieme di regole convenzionali utilizzate per esprimere il messaggio

il destinatario è il soggetto a cui il messaggio viene rivolto

il feedback rappresenta il ”messaggio di ritorno” dal destinatario all’emittente. La risposta del destinatario.

Permette di controllare se il messaggio è giunto in modo corretto a destinazione e quindi se la comunicazione è stata efficace.

La comunicazione si compone di tre livelli:

  • verbale: indica ciò che si dice (o che si scrive, nel caso di una comunicazione scritta): la scelta delle parole, la costruzione logica delle frasi e l’uso di alcuni termini piuttosto che di altri individua questo livello.
  • paraverbale, cioè il modoin cui qualcosa viene detto. Ci si riferisce al tono, alla velocità, al timbro, al volume, ecc. della voce. Nella scrittura possiamo pensare all’uso della punteggiatura, capace di infondere un certo ritmo a quello che si legge.
  • non verbale: tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura, i propri movimenti, ma anche attraverso la posizione occupata nello spazio (quale zona di un ambiente si occupa, quale distanza dall’interlocutore, ecc.) e gli aspetti estetici (il modo di vestire o di prendersi cura della propria persona). Nella comunicazione scritta ovviamente questo fattore viene meno, in quanto non viene trasmessa la “fisicità”, in senso ampio, dello scrittore. Potremmo però ricondurre altri fattori alla componente non verbale della scrittura: il supporto che ospita il brano scritto, se il brano è scritto a mano o al computer, la calligrafia o il font utilizzati, ecc.

“Non si può non comunicare”, afferma uno degli assiomi della comunicazione. Non esiste infatti la “non comunicazione” in quanto il comportamento non ha il suo opposto: l’attività o l’inattività, le parole o il silenzio, hanno tutti il valore di un messaggio. Pertanto tutti gli esseri viventi comunicano, tutti hanno bisogno di dare e ricevere informazioni per sopravvivere. E gli esseri umani, a differenza degli altri esseri viventi, hanno sviluppato la comunicazione verbale che però non è sufficiente a realizzare un rapporto relazionale completo.

La comunicazione non verbale e paraverbale rappresenta il principale mezzo per esprimere e comunicare le emozioni (gioia, rabbia, paura, tristezza, disgusto, disprezzo, interesse, sorpresa, tenerezza, vergogna, colpa).

Verso la fine degli anni ’60, il Prof. Albert Mehrabian, psicologo statunitense, condusse delle interessanti ricerche sull’importanza dei diversi aspetti della comunicazione nel far recepire un determinato messaggio.

Il risultato apparve sconvolgente:

  • la comunicazione non verbale (in particolare quella legata a corpo e mimica facciale) ha un’influenza del 55%
  • la comunicazione paraverbale (tono, volume, ritmo della voce, ecc.) influisce per il 38%
  • le parole, il contenuto verbale, contano solo per il 7%.

 

Queste percentuali dal mio punto di vista sono molto interessanti anche nell’ambito della comunicazione scritta, sia sui social o tramite e-mail, su sms, ecc. in quanto viene a mancare la percentuale maggiore su cui si basa la comunicazione, ovvero il paraverbale e il non verbale. E’ vero ci sono le emoticon e non a caso la “parola” più usata su internet nel 2015 è la faccina che ride con le lacrime. Questi dati sottolineano e spiegano quanto sia  frequente il fatto di fraintendere e distorcere un messaggio scritto proiettando il proprio mondo interiore sulle parole lette, cioè interpretandole a modo proprio rispetto a come ci si sente in quel momento. Ecco come nascono molti litigi che spesso assumono toni molto più aspri e duri di ciò che accadrebbe con la persona di fronte.

Altre percentuali significative nella comunicazione sono le seguenti:

Se quello che vogliamo dire è  100

  • quello che diciamo è 70
  • quello che viene ascoltato è 40
  • quello che viene recepito è 20
  • quello che viene ricordato è 10

Un messaggio è INCONGRUENTE quando le tre componenti (verbale, paraverbale, non verbale) sono incoerenti, cioè sono in conflitto tra loro nell’esprimerlo.

La comunicazione non verbale può, infatti, rafforzare e rendere più credibile la comunicazione verbale, oppure, inficiarne o ridurne il valore, se non addirittura contrastare il messaggio e produrre effetti ben diversi da quelli che vorremmo. Per questo, è importante che vi sia coerenza tra le nostre parole e il nostro mondo emozionale.

La coerenza tra ciò che diciamo, ciò che proviamo, e ciò che trasmettiamo con i linguaggi non verbali, è elemento fondamentale in ogni relazione umana. La distanza tra le parole e il mondo emozionale, se non sappiamo vederla, può scavare abissi là dove vorremmo avvicinare Ecco perché la comunicazione apre tutte le porte se c’è coerenza ed efficacia comunicativa (assertività) e quindi se c’è verità, autenticità diversamente no.

Se vi è una discordanza (es. “sono molto felice di vederla” e intanto guardo l’orologio), il messaggio fornito con la comunicazione non verbale tende a prevalere su quello verbale esplicito.

Inoltre, una discordanza persistente tra le manifestazioni verbali e non verbali produce ambiguità, con sensazione di disagio, di rabbia o addirittura di angoscia.

Una comunicazione coerente non è soltanto più efficace, ma anche più soddisfacente, sia per chi parla che per chi ascolta (emittente e ricevente, i cui ruoli, nella comunicazione reale, sono contemporanei ed interscambiabili). Primo, perché esprime davvero il nostro essere. Secondo, perché ci consente di essere meglio compresi. Terzo, perché così anche noi possiamo meglio comprendere gli altri.

Quindi riassumendo le principali abilità comunicative sono:

  • Coerenza tra comunicazione verbale e non verbale (autenticità)
  • Empatia (capacità di mettersi nei panni dell’altroimmedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo, pur mantenendo il controllo dei propri. Serve a rafforzare le relazioni e a migliorare la qualità dei nostri rapporti con gli altri.Per entrare in empatia dobbiamo essere trasparenti = coerenza tra sentimenti espressi e sentimenti provati)
  • Capacità di ascolto (ascolto attivo: è un elemento determinante nella comunicazione. Esso non può però in alcun modo limitarsi ai contenuti verbali.)

Nel rapporto con una persona è necessario “sintonizzarsi” sul suo vissuto e sulle varie emozioni

Molto interessante da analizzare è l’utilizzo del ma (e di tutte le congiunzioni
avversative come però, tuttavia, anzi, eppure) e del non all’interno di una
comunicazione.
Per quanto riguarda il ma, tutto quello che viene detto prima di questa
congiunzione viene cancellato, mentre quello che segue rimane impresso.
Facciamo un esempio: se diciamo “sei intelligente e simpatico, ma arrivi
sempre in ritardo”, l’informazione che rimane al ricevente è arrivi sempre in
ritardo. Spesso infatti il ma viene utilizzato per enfatizzare un aspetto
negativo, come giudizio. E’ importante divenire consapevoli delle modalità
comunicative utilizzate e dell’intenzione che ci muove a comunicare.
Personalmente solo facendo attenzione e lavorandoci mi sono resa conto di
quanto utilizzassi il ma, a volte anche come inizio di una frase o per porre una
domanda. Questo richiama alla pretesa che l’altro ci ascolti quando e come
diciamo noi, alla necessità di essere presi in considerazione con attenzione
esclusiva e totale. Possiamo scegliere ad esempio di utilizzare questo aspetto
del ma per enfatizzare una qualità positiva, tornando a quanto detto in
precedenza potremmo ribaltare la frase così: “Arrivi sempre in ritardo, ma sei
intelligente e simpatico”. La reazione dell’interlocutore sarebbe in questo caso
molto diversa dalla precedente.
Per quanto riguarda il non, il nostro cervello non percepisce la negazione, la
frase al negativo, quindi al fine di avere una comunicazione efficace dovremmo
trasformare tutto in affermazioni, al positivo. Ad esempio invece di dire a un
bambino “Non correre” dovremmo dire ad esempio “Cammina” oppure “Vai più
piano”. Se ad esempio vi dicessi, “Non pensate ad una mela” cosa è accaduto
mentre stavate leggendo? Sconcertante, ma vero, avete pensato e visualizzato
una mela.
Comunicare, come abbiamo visto nella definizione iniziale, richiama alla
responsabilità sia dell’emittente che del ricevente. Quando parlo sono
responsabile di ciò che dico non di ciò che gli altri comprendono. Quando
ascolto sono responsabile di ciò che comprendo, per evitare supposizioni e
fraintendimenti è importante utilizzare un ascolto attivo, senza interrompere
l’interlocutore, senza fare partire i propri film distraendosi pensando alla
risposta che vogliamo dare invece di ascoltare, facendo domande, chiedendo
spiegazioni se non ci sono chiari degli aspetti.
Sapere questo non è sufficiente per avere una comunicazione efficace;
quest’ultima ci può essere se scegliamo di mettere in pratica ciò che abbiamo
appreso teoricamente nell’esperienza quotidiana.
E’ un lavoro entusiasmante che comporta cambiamenti immediati.

Detto questo, la domanda che vi poniamo è: secondo voi è possibile comunicare bene tramite internet e in particolare tramite social network? Forniteci le vostre risposte!

About Elisabetta Carnero

Psicologa mi occupo principalmente di counseling e sostegno psicologico per l’individuo, la coppia e la famiglia, con particolare attenzione alle tematiche adolescenziali. Nell’ambito della psicologia educativa e dello sviluppo, svolgo analisi ed interventi sul conflitto fra minore ed ambiente sociale ed educativo, prevenzione del disagio minorile ed adolescenziale, formazione sui principi fondamentali dell'educazione/apprendimento, valutazioni cognitive, interventi su problemi specifici di apprendimento, anche per ragazzi diversamente abili, diagnostica delle attitudini, motivazioni, interessi in funzione delle scelte scolastiche e professionali, consulenza per la predisposizione di piani educativi individualizzati e per interventi educativi, sia alla famiglia che agli insegnanti. Quattro termini che riassumono ciò di cui mi occupo sono prevenzione, relAzione, comunicAzione e trasformAzione, perché è l’Azione che fa il maestro ed è auspicabile che ognuno di noi diventi, nel corso dell’evoluzione, maestro di se stesso.

2 thoughts on “La comunicazione

  1. Grazie Elisabetta. Molto interessante, anche perché l’articolo è supportato da numeri, come nel caso del Prof. Mehrabian.
    Penso che amplierò questo articolo in un mio prossimo post, applicandolo ad una branchia di markerting che curo in particolare modo.
    Se lo farò, of course, citerò la fonte d’ispirazione.

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