Vaguebooking: cos’è e perché si utilizza

vaguebooking

Probabilmente molti di voi praticano il “vaguebooking” e non lo sanno ancora!

Quante volte scorrendo il vostro feed di Facebook incappate in post di amici che sembrano lanciare messaggi criptici e allusivi del tipo “Finalmente ho capito chi sei!” “Questi comportamenti mi lasciano senza parole!” e avete pensato a  chi e a cosa si riferisse. Oppure voi stessi avete pubblicato nelle vostre storie una citazione o un messaggio generico.

Sappiate che il rimanere vaghi, allusivi e criptici ha un nome ed io stessa fino a qualche giorno fa non lo sapevo!

Questo modo di fare si chiama “vaguebooking” ed è la fusione di due parole “vague” (vago) e “Facebook”. Ha un’origine piuttosto precisa che risale alla fine degli anni 2000, periodo in cui Facebook ha iniziato a dominare il panorama dei social media.

Sebbene il comportamento esistesse già (anche su piattaforme precedenti come MySpace o i messaggi di stato di MSN), la parola è stata “codificata” nel 2009.

La prima definizione su Urban Dictionary (il principale dizionario online dello slang inglese) risale proprio al febbraio 2009. Veniva descritto come: “Un aggiornamento di stato di Facebook intenzionalmente vago, che spinge gli amici a chiedere cosa stia succedendo”.

Che cos’è il “Vaguebooking”?

Il Vaguebooking è la pratica di pubblicare aggiornamenti di stato intenzionalmente ambigui, criptici o allusivi, con lo scopo di attirare l’attenzione senza però rivelare il motivo del proprio stato d’animo.

Perché si utilizza il “Vaguebooking”?

Probabilmente ci sono diversi motivi a livello psicologico:

Ricerca di attenzione e rassicurazione:
È la motivazione predominante. L’utente cerca una conferma emotiva immediata e visibile. Commenti come “Tutto bene?”, “Se hai bisogno ci sono” o “Scrivimi in privato” funzionano come rinforzi sociali, offrendo una gratificazione istantanea.

Gestione indiretta del conflitto:
Questo tipo di comunicazione consente di lanciare messaggi allusivi senza affrontare apertamente il confronto. Si colpisce il destinatario in modo implicito, mantenendo al tempo stesso una plausibile negazione (“Non mi riferivo a te”), evitando così lo scontro diretto.

Costruzione di un senso di importanza personale:
Il contenuto vago e misterioso lascia intendere che stia accadendo qualcosa di particolarmente significativo o delicato, tale da non poter essere condiviso apertamente. Questo rafforza la percezione di centralità e rilevanza della propria esperienza.

Sfogo emotivo parzialmente controllato:
In alcuni casi si tratta semplicemente di una valvola di sfogo: un modo per esprimere un disagio o un’emozione intensa senza sentirsi pronti a esplicitare i dettagli o ad affrontare una spiegazione completa.

Vale per tutti  i social

Sebbene il termine contenga il riferimento a Facebook, viene usato per descrivere post simili su qualsiasi social network (Instagram, X, WhatsApp). Su X (Twitter) estiste un fenomeno quasi identico che viene chiamato “subtweeting” .

Anche il subtweeting è una forma di comunicazione passivo-aggressiva digitale, che permette di attaccare, criticare o provocare qualcuno mantenendo una copertura di ambiguità.

In pratica, si lancia un messaggio indirizzato a una persona precisa, ma in modo indiretto, così che solo il diretto interessato (e chi conosce il contesto) possa capirne il riferimento.

E voi lo sapevate? Ero l’unica a non sapere che “lanciare frecciatine” nel 2026 ed evitare di affrontare apertamente il problema con le persone si chiama Vaguebooking?

Lascia un commento