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Sexting, revenge porn e diritto all’oblio

In questi giorni fa molto discutere il caso di Tiziana Cantone, una ragazza napoletana che si è suicidata probabilmente per la diffusione in rete di alcuni suo video che riguardavano la sua sfera privata.

La domanda più ricorrente, quella che mi è saltata all’occhio su diversi articoli e post in rete è: “Chi ha ucciso Tiziana?”

Ho ricevuto diversi messaggi che richiedevano il  mio parere in merito e ho quindi deciso di chiarire alcune cose in modo semplificato.

Il sexting

In Italia, la pratica di sexting, cioè la condivisione tramite la rete, di materiale (foto, video, …) a sfondo sessuale è molto diffusa sia tra gli adulti che gli adolescenti. Non dobbiamo stupirci se nell’epoca in cui il numero dei cellulari nel nostro paese è superiore a quello della popolazione italiana, lo smartphone entra prepotentemente nella nostre relazioni sociali e anche nella nostra sfera sessuale.

Fotografarsi nudi o riprendersi con la videocamera del dispositivo sta diventando un gioco erotico per molte persone.

Premesso che ognuno ha il diritto di vivere la propria sessualità come vuole e di fare ciò che vuole nella propria intimità, consiglierei di evitare di condividere tramite la rete materiale a sfondo sessuale con il proprio partner soprattutto se la conoscenza è occasionale. D’altra parte anche una relazione stabile e una conoscenza approfondita del partner non sono elementi di garanzia che il nostro materiale non venga comunque divulgato.

Se vogliamo praticare il sexting, ricordiamoci che alcune semplici precauzioni potrebbero salvarci da imbarazzanti incidenti concernenti la divulgazione del materiale.

Possiamo fare in modo che le foto e i video non riportino il nostro volto oppure possiamo disattivare complementamente la rete per evitare che i backup (i salvataggi) delle varie cartelle del nostro dispositivo (smartphone, tablet, computer) finiscano in un cloud (un server virtuale di salvataggio) accessibile tramite username e password.

Per quanto riguarda gli adolescenti, è indispensabile insegnare loro quanto sia importante la loro privacy e la loro intimità. Il compito dei genitori e degli educatori è quello di far capire quanto sia importante la loro immagine. Ogni bambino/ragazzo deve essere tutelato e non dato in “pasto” alla rete. Bisogna spiegare quali sono i pericoli che la divulgazione di immagini comporta…soprattutto quella a sfondo sessuale.

Revenge Porn

Il pericolo maggiore nel praticare del sexting consiste nella sua evoluzione: il Revenge Porn.

Spesso, quando finisce una relazione, finisce anche l’amore e alcune volte subentra la voglia di vendicarsi con l’ex partner per dei torti che si ritiene di aver subito.

Il Revenge Porn (vendetta porno) viene messo in atto da uno dei due partner e consiste nella condivisione e diffusione sui social network, sulla posta elettronica, su programmi di messaggistica istantanea di materiale compromettente al fine di causare danni alla vittima.

A volte si degenera in un tentativo di estorsione (sex estorsion) a tutti gli effetti che fa seguito ad una truffa:
donne che convincono uomini facoltosi ad esibirsi davanti alla web cam per poi ricattarli con i filmati.

Diritto all’oblio: cos’è?

Se il nostro materiale personale è stato pubblicato in rete e desideriamo che venga rimosso, ricordiamoci che abbiamo il “diritto all’oblio”.

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea C-131/12, del 13 maggio 2014 ha disposto che ognuno di noi ha diritto di richiedere la rimozione dell’indicizzazione delle pagine che lo riguardano dai motori di ricerca.

Se volete che Google vi “dimentichi” dovete andare qui: https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch

Cosa vuol dire essere rimossi dal motore di ricerca? Significa semplicemente non comparire nei link proposti da Google quando si digita il vostro nome. Questo però non vuol dire essere rimossi dalle pagine dei siti che ci riguardano o dai social network. Molte volte il problema è proprio la viralità, la diffusione rapida in rete, dei contenuti che ci riguardano.

Presentando domanda a Google possiamo ottenere la rimozione dei link che ci riguardano. La nostra domanda può essere rifiutata nel caso in cui il materiale venga considerato di rilevante interesse pubblico.

Il consiglio

Non condividete mai materiale che non vorreste che sia reso pubblico.

Il mio “umile” parere: chi ha ucciso Tiziana?

Nessuno può sapere cosa sia passato nella testa di Tiziana, la ragazza di 31 anni che si è tolta la vita. I suoi trascorsi, i video diffusi o altro? Quando una persona arriva ad un gesto così estremo è difficile analizzare e individuare la “causa”

Molti parlano di vero e proprio cyberbullismo. Sui social network per mesi si è parlato dei suoi video privati.

Io non posso sapere cosa o chi ha ucciso Tiziana ma voglio dare alcune semplici indicazioni:

  • evitiamo di condividere materiale che riguarda altre persone senza chiedere il loro consenso
  • evitiamo di giudicare le persone senza conoscere i loro trascorsi
  • evitiamo di diffondere notizie senza accertarci della fonte o della veridicità della notizia stessa
  • evitiamo di insultare le persone sul web
  • evitiamo di condividere materiale che ci riguarda che non vorrremmo che sia reso pubblico

Voi cosa ne pensate?
Avete altri suggerimenti da dare?

 

 

 

 

 

 

5 thoughts on “Sexting, revenge porn e diritto all’oblio

  1. Ciao Katia, come ti dicevo ho un’opinione un po’ particolare della vicenda di Tiziana Cantone.
    Normalmente, quando succedono queste cose, io sto sempre dalla parte delle donne. Normalmente, sono pienamente d’accordo con tutto quello che hai scritto tu. Ma in questo caso, non totalmente.
    Io non sapevo nemmeno chi fosse Tiziana Cantone finchè non ho letto la notizia del suo suicidio, e allora mi sono informata un po’ sulla vicenda. Pensavo già alla vendetta del fidanzato tradito, o dell’amante di turno, ma con mia sorpresa ho scoperto che i video erano stati inviati da lei stessa ad alcuni amici! Certamente questi amici non avevano il diritto di diffonderli, e certamente il battage pubblicitario che ne è stato fatto, anche da radio di rilevanza nazionale è sconcertante e deprecabile, niente lo giustifica. Ma signore santo, Tiziana Cantone non aveva 12 anni, come diavolo le è saltato in mente di mandare in giro i suoi video personali. Come ha potuto pensare che i suoi amici che li hanno ricevuti non li facessero vedere ai loro amici, ma soprattutto, che motivo c’era di mandarli in giro? Possibile che una donna di più di 20 anni non pensi alle conseguenze di una cosa del genere? Ma soprattutto, possibile che una donna di più di 20 anni senta il bisogno di mandare i suoi filmati personali ad altre persone? Ma perchè? Scusa Katia, ma io sono abbastanza stufa del fatto che la colpa sia sempre di qualcun altro, le persone DEVONO IMPARARE a valutare le conseguenze di quello che fanno PRIMA di farlo, e questo vale per tutte le cose. Fosse stata una 12enne l’avrei giustificata con l’ingenuità, e sarei stata dalla sua parte (anche se mi sarei chiesta cosa diavolo le hanno insegnato i suoi genitori), ma a più di 20 anni faccio veramente fatica. Detto questo, ribadisco che tutto ciò che è stato fatto da quegli idioti che hanno commentato i video, Zoo di 101 in primis, sia veramente deprecabile, e spero che queste persone capiscano che hanno la vita di Tiziana Cantone sulla loro coscienza. Roberta

    1. Ciao Roberta. La tua opinione non mi sembra “particolare” ma condivisibile alla luce dei fatti emersi. E’ naturale pensare: “come mai una donna matura commette un errore così banale?” Sono anni che mi accorgo che le persone non si rendono conto pienamente dei danni che la rete può produrre con la viralità. Credimi, spesso non si comprende che un video o un testo scritto in poche ora possa raggiungere migliaia di persone. La soluzione? Fermarci a riflettere un atttimo…tutti. L’educazione digitale sta diventando di vitale importanza. Lo dimostra il caso di Tiziana. La rete e i social network fanno parte, volenti o nolenti, della nostra vita. Aiutiamoci e diffondiamo la cultura digitale. Ciaoooo

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