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FOMO, vamping, hikikomori, ma anche cyberbullismo e sexting

Antichi disagi (adolescenziali e non) e nuove espressioni

“Ultimamente dopo aver letto la pagina delle notizie su Facebook, con i post dei tuoi amici, ti senti assalire da una strana ansia e tristezza?” Forse soffri di FOMO.

“Rifiuti categoricamente il contatto con la società e dall’interno della tua stanza interagisci solo con il pc e la realtà virtuale?” Ti stai chiudendo al mondo come un hikikomori.

“I tuoi amici si divertono a prenderti in giro sul gruppo di whatsapp e questo dileggio non ti diverte affatto e sta assumendo proporzioni preoccupanti?” Sei vittima di cyberbullismo.

Questi nuovi termini coniati con l’affermarsi delle tecnologie nell’ambito dei nostri usi e costumi quotidiani, descrivono in chiave high-tech problematiche legate a disagi tipici della fase adolescenziale (e non) che con l’avvento di Internet e soprattutto dei social network, hanno assunto caratteristiche e sfumature differenti talvolta ben più preoccupanti rispetto al passato.

Pensiamo al bullismo.

Molti di noi durante il periodo scolastico avranno avuto esperienza diretta o traversa di prese di mira, scherzi, derisioni, cattiverie. In questi casi si salutava con sollievo l’arrivo delle vacanze o la fine di un ciclo di scuola per poter ricominciare una nuova vita. A volte in taluni casi gravi era necessario un cambio di istituto. Purtroppo oggi i mezzi di comunicazione a disposizione dei ragazzi, han fatto sì che la soluzione non sia sempre così semplice: la vittima seppur non raggiungibile fisicamente, continua ad essere perseguitata virtualmente sui social network, ma la sua sofferenza e angoscia non sono affatto virtuali!

Stesso meccanismo per il sexting, ovvero la moda diffusa tra i più giovani di inviare autoscatti osé ad un contatto intimo ritenuto affidabile (altre volte invece per ottenere compensi). Le immagini per mille ragioni si possono diffondere in Rete sfuggendo completamente al controllo e sottoponendo la vittima ad una gogna pubblica con gravi conseguenze emotive. Esperienze di questo genere possono avere ripercussioni a lungo termine nella vita di una persona, visita gli articoli di Katia D’Orta per saperne di più sulle specificità dei fenomeni cyberbullismo e sexting e su come arginarli ed evitare maggiori danni.

Intanto le nuove terminologie che identificano mode, ossessioni e sofferenze legate all’uso di strumenti digitali vengono create alla velocità dello stesso aggiornamento tecnologico.

Per esempio il vamping, nato come hashtag su twitter (#vamping), identifica una tendenza giovanile a smarrirsi su social e chat nelle ore notturne. Una moda che arriva dal passato: chi adolescente non si è perso nella lettura del suo libro preferito, magari facendo le ore piccole sotto le coperte con un illuminazione di fortuna per non farsi scoprire? Per poi il giorno dopo, durante le lezioni, pagarne care le conseguenze! Ebbene anche questo fenomeno oggi, come è facilmente immaginabile, è notevolmente amplificato dall’uso delle tecnologie, è rischia di diventare una pessima abitudine, se reiterata nel tempo, ai danni della salute psico-fisica dei ragazzi.

In casi estremi potrebbe collegarsi ad un altro disagio, ben più preoccupante, l’hikikomori. Lungi dall’essere una bizzarro e curioso comportamento, l’hikikomori è la scelta disperata di un individuo di isolarsi dal mondo reale. Ben descritto nell’articolo della dott.sa Carnero, se esasperato attraverso l’uso di strumenti informatici per connettersi a mondi fittizi ed eludere ancor di più la realtà, può condurre ad epiloghi di marcata gravità.

Ancora collegata alla scarsa stima di sé, all’ansia da prestazione e ad una distorta percezione della realtà, è la FOMO, Fear Of Missing Out, ovvero la paura di essere tagliati fuori.
Vissuto emozionale non esclusivo del mondo giovanile!

È la paura di essere esclusi dal gruppo, di non divertirsi abbastanza, di non essere sempre all’altezza di situazioni e persone. Timore amplificatosi con l’avvento di Internet e social e connesso all’abitudine di utilizzare questi strumenti come vetrina promozionale delle proprie attività, dalle professionali alle personali, di cui si esibiscono ovviamente solo il lato migliore, i successi e le virtù.

La paura di essere tagliati fuori dal giro si manifesta secondo due peculiarità: da un lato c’è l’ansia di non essere coinvolti nel divertimento, di essere esclusi dal gruppo dove si vive la movida e ci si diverte per davvero; dall’altro lato l’ansia può riguardare il non aver raggiunto tutti i successi che invece imputiamo ai nostri amici, le cui prodezze ci scorrono sotto gli occhi. Traguardi personali e professionali che attribuiamo agli altri e che minano il nostro amor proprio.

Questo tipo di angoscia coinvolge tutti: giovani e adulti che utilizzano gli strumenti social quotidianamente e che se non riescono a introdurre un distacco da questa realtà virtuale possono incorrere in difficoltà serie nel gestire questo malessere. Come gli altri disagi anche questo è sempre esistito, l’uso dei social media l’ha “solo” amplificato, soprattutto in soggetti più predisposti o che vivono momenti di maggiore sensibilità.

Anche per queste nuove espressioni lessicali e psico-sociali di antichi disagi che oggi con l’uso dei social network si sono complicati ed esacerbati che si rende sempre più pressante introdurre una pedagogia della comunicazione digitale come materia nelle scuole, rivolta ai ragazzi ma anche a genitori ed insegnanti, al fine di saper riconoscere le insidie nelle quali è possibile incappare se non si utilizzano consapevolmente questi nuovi media.

…hai terminato di leggere questo post e ti è venuto qualche dubbio di rientrare nella descrizione dei sintomi della paura di essere tagliato fuori? Vai al link http://www.ratemyfomo.com per valutare il tuo punteggio di FOMO! 😉

About Valeria Laurenti

Laureata in psicologia mi occupo principalmente di: formazione, orientamento professionale, bilancio di competenze, outplacement, coaching, scrittura creativa (Storytelling Therapy) e pedagogia della comunicazione (anche digitale). Per spiegare di cosa mi occupo, la parola che credo riassuma al meglio queste attività professionali è…trasFormazione! Completano il quadro professionale e personale uno sguardo attento e partecipe al mondo della maternità (come importante cambiamento nella vita di una donna) e dell’infanzia, anzi ai primi istanti di vita, come momento fondante per la definizione di un sé resiliente e proattivo nei confronti delle esperienze di stress alle quali inevitabilmente la vita ci sottopone: perché chi ben incomincia è già a metà dell’opera …di sé!

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